Marshae Jones

La procuratrice distrettuale dell’Alabama ha deciso di non perseguire Marshae Jones, una 28enne che lo scorso dicembre quando era incinta era stata ferita alla pancia da un proiettile ed era stata poi incriminata per la morte del suo feto. Quella decisione era stata presa da un grand giurì, giuria composta da cittadini estratti a sorte, chiamata a stabilire se le prove raccolte contro una persona siano sufficienti a iniziare un processo. Jones, che era incinta di cinque mesi, era stata accusata di omicidio, ritenendo che fosse stata lei a iniziare il litigio che era poi degenerato, e che avesse «causato intenzionalmente la morte» del feto creando le condizioni perché un’altra donna le sparasse. La procuratrice ha spiegato la decisione dicendo: "Ci dobbiamo chiedere se sia appropriato ritenere qualcuno legalmente colpevole delle azioni che hanno portato alla morte di un bambino non nato. Non ci sono vincitori, solo colpevoli, questa è la triste realtà". La storia era stata ripresa dalla stampa di tutto il mondo a fine giugno, quando Jones era stata arrestata su richiesta del grand giurì. Le associazioni in difesa dei diritti delle donne e dei neri (Jones è nera) avevano criticato l’arresto, sostenendo che la storia fosse un esempio della durezza con cui vengono trattate le donne incinte e non bianche in stati come conservatori come l’Alabama.

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